9 mesi fa, esattamente alle 11,04 di quel maledetto 12 luglio, una delle tragedie che ha scosso in modo indelebile la Puglia ed in particolare le comunità del nord barese. Andria, Corato ma anche Ruvo, Terlizzi e così via sino a Barletta. Due treni si sono scontrati frontalmente esattamente a metà strada dopo esser partiti rispettivamente dalle stazioni di Andria e Corato. In quella campagna complessa da raggiungere sono morte 23 persone e non meno di 50 i feriti. Un disastro imprevedibile in quel momento ma che a posteriori è sembrato molto più vicino di quanto si potesse immaginare. La ferrovia Bari-Nord, frequentata da migliaia di persone al giorno, era ormai divenuto il collegamento principale con il capoluogo pugliese per comunità molto grandi ed interne ma era soprattutto diventato il punto di riferimento per raggiungere l’Aeroporto di Bari con un treno che era divenuta una sorta di “navetta”.
Erano circa 189 i treni che giornalmente transitavano sulla tratta e la maggior parte di questi era in servizio anche nella tratta a binario unico tra Barletta e Corato. Un binario a giusta ragione chiamato “della morte” perchè sostanzialmente affidato solo alle cure di tre capi stazione. Ma tra Andria e Corato quella mattina del 12 luglio qualcosa è andato storto. A capirlo e ad appurarlo c’è la magistratura tranese che sta proseguendo le indagini anche se a nove mesi di distanza restano ancora vaghe le possibili responsabilità. Poche anzi direi pochissime le risposte arrivate sino a questo momento da parte delle autorità competenti soprattutto nei confronti delle famiglie che hanno perso i propri cari. Ma poche anzi direi pochissime anche le risposte arrivate nei confronti delle comunità e dei passeggeri, passeggeri assolutamente ignari di viaggiare su treni modernissimi ma con sistemi di sicurezza pari a quelli di 52 anni fa quando cioè la linea fu inaugurata alla presenza dell’allora Presidente del Consiglio Aldo Moro.
52 anni in cui, sulla tratta Andria-Corato e più in generale Barletta-Corato, sono aumentati a dismisura i treni ma non sono aumentati i sistemi di sicurezza. Le indagini stanno appurando l’eventualità di altri possibili incidenti sfiorati e le indagini dovranno anche appurare le reali responsabilità. Si è scoperto in modo chiaro che, tuttavia, esistevano delle tratte ferroviarie di serie A (quelle nazionali) e tratte ferroviarie di serie B (quelle in concessione). Le tratte ferroviarie di serie B, tra cui la “Bari-Nord”, potevano far circolare regolarmente i treni su binari unici avendo come unico sistema di sicurezza una telefonata tra i due capi stazione. Dunque tutto formalmente regolare ma decisamente poco sicuro per i passeggeri. L’errore umano sembra esser chiaro nella dinamica ricostruita ormai decine di volte, ma tutte le responsabilità sono ancora lontane dall’esser comprese. E dopo la tragedia del 12 luglio molte cose sono cambiate anche nelle normative nazionali. Le ferrovie di serie A e serie B, dopo questa tragedia, sono state sostanzialmente eliminate perchè ora tutti i concessionari devono far riferimento ad un’unica normativa nazionale. Uno dei tanti paradossi all’italiana anche se il nostro impegno non potrà che continuare ad esser quello di ricordare, monitorare e tener alta l’attenzione per non dimenticare qualcosa che non si può dimenticare.



































