Una grande riconoscimento per un giovane andriese: Loris Lopetuso, 30 anni e nato a Trani, ma residente ad Andria, ha ottenuto il premio per la miglior ricerca di base in occasione del Congresso Europeo delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali,  noto come ECCO (European Crohn’s and Colitis Organisation) Conference svoltosi a Barcellona tra il 16 e il 18 febbraio 2017. Si tratta di una grande rassegna medica, dalla valenza non solo europea, ma anche mondiale. Loris, attraverso la sua ricerca, è riuscito ad ottenere i consensi di alcuni dei più grandi medici ricercatori più noti nel mondo della Gastroenterologia Europea e non solo e, nello specifico, nell’ambito delle malattie infiammatorie croniche intestinali note come IBD (inflammatory bowel diseases).

Il suo cammino da ricercatore inizia nel 2012. Una volta ottenuta la laurea in Medicina e Chirurgia all’Università Cattolica di Roma presso il Policlinico Universitario “Agostino Gemelli”, Loris ha continuato i suoi studi intraprendendo un percorso di specializzazione in “Gastroenterologia”. In particolare il suo lavoro si è focalizzato sulle malattie infiammatorie croniche intestinali, un percorso partito da Roma e proseguito negli Stati Uniti, a Cleveland, presso il Case Western Reserve University. Tre anni e mezzo vissuti oltreoceano, sorretto da un team di lavoro che gli ha consentito di ottenere importanti risultati. Loris ha compiuto una ricerca in ambito immunologico nel quale ha valutato il ruolo di un particolare componente dell’infiammazione, denominato “Interleuchina-33”, nel sostenere la guarigione mucosale e la cancerogenesi nelle malattie infiammatorie croniche intestinali, che è un obiettivo terapeutico in questo tipo di malattia e nella formazione del cancro al colon.

«Con questa ricerca – spiega Loris Lopetuso – abbiamo avviato solo la fase iniziale di un percorso che durerà diversi anni e che speriamo possa portare ad un nuovo scenario futuro in ambito terapeutico. L’obiettivo è quello di prevenire nei pazienti, affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali, la formazione di tumori al colon, e quindi poterli curare dalle malattie stesse».

Prima tre anni e mezzo a Cleveland, poi nell’ultimo periodo continui viaggi tra Roma e Cleveland per poter completare questa prima fase della sua ricerca, fino ad ottenere risultati importanti e degni di nota al termine del 2016. «La mia ricerca non si conclude qui – racconta il giovane ricercatore andriese – a maggio partirò ancora una volta per gli Stati Uniti per continuare il mio percorso, con la speranza che un giorno si possano avere degli svolti terapeutici e quindi ciò che può significare nella pratica clinica. Curare questo tipo di malattie è un obiettivo possibile. Attualmente esistono delle terapie che non guariscono, ma danno la possibilità di poter spegnere per un po’ di tempo la malattia in una buona percentuale di pazienti. Tuttavia oltre ai loro effetti collaterali e al fatto che non tutti i pazienti possono assumerle, non funzionano sempre o spesso smettono di funzionare per cui è necessario cambiare terapia. Alcuni pazienti purtroppo non rispondono a nessuna terapia e l’unica soluzione è l’intervento chirurgico».

E poi ancora: «Ho scelto di improntare la mia ricerca su questo perché il mondo della immunologia in generale mi ha sempre affascinato, ed ora sappiamo che è un settore nel quale è possibile fare numerosi passi in avanti. Abbiamo gli strumenti giusti per farlo, siamo in grado di studiare le malattie infiammatorie croniche intestinali più nello specifico per poter arrivare a delle soluzioni di tipo terapeutico. Fondamentale è stato il gruppo di lavoro nel quale ho lavorato, che mi ha aiutato tanto e favorito il mio viaggio in America. Conoscere la realtà statunitense mi ha consentito di poter apportare alla mia ricerca nuove conoscenze fondamentali per il suo prosieguo».