murgeNegli occhi le immagini di una nuova tragedia che ha caratterizzato questa complessa estate 2016, nella mente la paura di cosa potrebbe accadere in caso di una scossa di terremoto di una magnitudo importante come quella registrata nel centro Italia. Nelle mani la possibilità di capire ed intervenire per tempo rispetto ad un tema che da sempre, purtroppo, caratterizza l’intera dorsale appenninica e non solo. Ed allora parola all’esperto, un geologo esperto come il Dott. Riccardo Losito. Un geologo che ci spiega cosa c’è nella BAT.

«La Bat ha una sua pericolosità sismica non certo alla pari di quelle aree che sono state colpite in maniera disastrosa recentemente – ha detto il dott. Riccardo Losito – siamo inseriti in una zona sismica di valore 3. La Regione Puglia, più in generale, fa parte di quella che viene chiamata placca Adriatica. Questa placca è compressa da una parte verso ovest dalla macro placca africana mentre verso nord est dalla placca euroasiatica. La BAT, all’interno di questa placca Adriatica, non è in corrispondenza dei margini di collisione che sono i margini ovviamente più pericolosi, cioè zone in cui generalmente si collocano gli ipocentri. Tuttavia, la Bat, è non troppo vicina e non troppo lontana dalle zone sismogenetiche così chiamate poichè luoghi in cui si sviluppano i terremoti».

garganoMa non solo la posizione è tra i fattori di rischio ma anche la componente topografica e cioè la conformazione del territorio stesso: «Un abitato posto su un rilievo e cioè su una montagna – ha detto Riccardo Losito – è più soggetto a rischio, più vulnerabile rispetto a chi è per esempio in pianura. Facciamo un esempio pratico: chi avverte di più il terremoto in una palazzina è chi sta ai piani alti e chi lo avverte di meno invece e chi sta ai piani bassi. Questo territorio, tranne che per Minervino e Spinazzola, è in una condizione abbastanza ideale».

Da non dimenticare, poi, l’aspetto geologico del territorio. La consistenza del terreno, la presenza di cavità, le asprezze o criticità, tutto può contribuire a rendere più o meno pericoloso il territorio. Proprio la Città di Andria, per esempio, ha una conformazione particolare e fatta di grandi cavità che sono mappate e monitorate. In alcuni punti vi sono delle abitazioni presenti in altri no: «Un terreno che è rigido ha un’ampiezza di oscillazione minore rispetto ad un terreno per esempio sabbioso. Facendo mente locale su quelli che sono i terreni che affiorano – dice Losito – nella nostra zona io mi devo aspettare che territori come Margherita di Savoia o Trinitapoli, con presenza di falda superficiale, sono più soggetti o più vulnerabili rispetto ad altre zone della provincia».

Lesina 1627Il territorio della sesta provincia, quindi, può dirsi piuttosto al riparo da particolari criticità in questo senso anche se nel tempo una certa attività sismica è stata avvertita ma di bassa entità. Impossibile, tuttavia, dimenticare il terremoto dell’Irpinia negli anni ’80 nitidamente avvertito in queste zone ma, lo stesso Dott. Losito, ci ricorda anche le grandi catastrofi già capitate anche in questo territorio: «Il terremoto del 1560 con ipocentro tra Bisceglie e Barletta e dell’8° grado della scala Mercalli con un numero imprecisato di vittime – ha ricordato il geologo Losito – altro sisma particolarmente gravoso fu nel 1627 a Lesina dove ci furono 5mila morti, in questa zona in poche ore si svuotò il lago di Lesina e successivamente ci fu anche un maremoto. Sono eventi che si conoscono perchè c’è una storia, ma quando andiamo a ritroso perchè le evoluzioni dei fenomeni geologici sono a scala dei tempi geologici. Ora c’è una intensificazione di monitoraggio fermo restando che è una materia molto complessa e siamo molto lontani dalla previsione del come e quando. Siamo in un’ottica temporale di 20 e 30 anni. E’ un’indicazione che lascia il tempo che trova ma che permette di pensare ad una prevenzione e ad un adeguamento sismico che è un po’ mancato nel nostro territorio».