La Chiesa oggi celebra la commemorazione dei fedeli defunti di coloro cioè “che ci hanno preceduti nel segno della fede e ora dormono il sonno della pace” (Canone Romano). Commemorare significa ricordarli tutti insieme e ricordare significa “riportarli al cuore”, quasi ravvivando non solo il dolore del distacco, ma la nostalgia di chi fu e che desideriamo incontralo di nuovo.
Paolo VI, pensando alla morte affermava: «Per vivere bene bisogna pensare sempre alla morte e per morire bene bisogna pensare sempre alla vita». Vita e morte non più in duello, ma quasi compagne inseparabili del cammino di ogni uomo. Così la vita e la morte si auto comprendono a vicenda e l’una diventa cifra interpretativa dell’altra.
Il Vangelo che la Liturgia ci propone nel secondo formulario della Messa dei Defunti ci prospetta l’incontro finale, universale e personale con Dio, che si presenterà a ciascuno di noi come Giudice e ci svelerà in un attimo l’inganno di una esistenza vissuta a prescindere da Lui che, come in un Avvento senza fine, “viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo”. (Prefazio d’Avvento)
Saremo giudicati, ma da chi, e su che cosa? Saremo giudicati da Dio che è Amore e l’amore non può tradire o rinnegare se stesso. Saremo giudicai sull’amore, su quanto abbiamo amato, forse anche sbagliando, purchè abbiamo amato, perché sarebbe bello che alla fine della nostra vita ognuno di noi potesse dire: “Ho amato sbagliando, ma non ho sbagliato ad amare”. E l’amore se vissuto nella sua intensità perdona molti errori. Ma se qualcuno rivedendo la propria vita si accorgesse di non avere amato e quindi, atterrito, sente rivolto a sé il grido del Giudice: “Via, lontano da me maledetti dal Padre mio …”, sia ben certo che Dio non solo ci giudicherà sull’amore, ma soprattutto saremo giudicati con amore. E ciò è fonte di speranza. Commemorare i nostri fratelli Defunti allora sia non solo un atto di pietas cristiana, ma soprattutto una revisione piena ed onesta della nostra vita e se c’è da cambiare non si attenda il domani, ma oggi, perché “oggi la salvezza entra nella nostra vita».
