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La Cassazione annulla l’assoluzione e rimanda in Appello l’avv. Favullo: accusata di aver favorito il clan Pesce

L'arresto nel 2023 e la condanna in primo grado: ora si torna a Bari anche per Giuseppe Loconte

Sarà necessario passare da una nuova sezione della Corte d’Appello di Bari per formulare nuovamente una sentenza a carico dell’avvocato andriese Tiziana Grazia Favullo e di Giuseppe Loconte entrambi arrestati nel 2023 a seguito di una operazione di polizia ad Andria contro le estorsioni e con il coinvolgimento del clan Pesce. A stabilirlo è stata la Cassazione il 13 gennaio scorso con l’annullamento della sentenza di secondo grado del 28 aprile dello scorso anno quando l’avvocato andriese fu assolta perchè il fatto non costituiva reato. Altro ribaltamento dunque della vicenda che in primo grado, dopo un processo con rito abbreviato aveva invece portato alla condanna della professionista andriese a 4 anni e 10 mesi di carcere. Anche per Loconte ci sarà una rivalutazione della pena considerato che per lui in secondo grado vi era già stato uno sconto a poco più di 5 anni di reclusione. Si attende entro un mese la pubblicazione delle motivazioni della sentenza. La Corte di Cassazione, comunque, accogliendo il ricorso della Procura Generale ha annullato la sentenza ritenendo, invece, sussistente “l’elemento psicologico del reato” in presenza della materialità della condotta contestata.

Un processo nato come costola di quello al clan Pesce di Andria con le accuse a vario titolo – e secondo le rispettive responsabilità – di estorsione tentata e consumata, e di usura con l’aggravante del metodo mafioso. In particolare la vicenda in cui è coinvolta l’avvocatessa Favullo riguarda un presunto prestito usuraio che i Pesce avrebbero concesso ad un giovane commerciante. A fronte di un prestito di circa 23mila euro, il giovane dopo appena un mese ne avrebbe dovuto restituire quasi il doppio. Per questo motivo la madre del ragazzo, preoccupata per le minacce ricevute, si era rivolta a Tiziana Favullo che in quel momento curava la vendita di un immobile per la stessa famiglia. Nello studio della professionista si sarebbe quindi tenuto un incontro con i Pesce finalizzato a dilazionare il pagamento del prestito usuraio e per dimostrare che la famiglia, grazie alla vendita dell’immobile, sarebbe stata in grado di pagare il debito del giovane.

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