Sovrapponendo le immagini dall’alto purtroppo le due tragedie ferroviarie non hanno molte differenze se non nel numero di vittime ed anche per la mancanza di quel caldo. Ieri 28 ottobre i primi video arrivati dall’alto ad opera della Guardia Civil spagnola sono stati sovrapponibili a quelli dei vigili del fuoco italiani che intervennero dieci anni fa nel disastro ferroviario sulla tratta a binario unico tra Andria e Corato. Le proporzioni della tragedia sono differenti in termini di vite umane ma questo anche banalmente per il numero dei passeggeri. I due treni in quella circostanza, il 12 luglio 2016, procedevano in senso contrario ad una velocità di circa 100 chilometri a testa. Un impatto dunque la cui propagazione portò al deragliamento di diversi vagoni proprio come è accaduto in Spagna, ieri, vicino Urda in provincia di Toledo. Ci si aggira attorno alle 70 vittime anche se il bollettino si aggiorna di ora in ora ma l’impatto è stato devastante: i due treni dell’alta velocità, entrambi in viaggio da Madrid a Siviglia, si sono scontrati dopo che il treno Ave di Renfe ha violentemente tamponato ad una velocità di circa 200 chilometri orari il treno Iryo che era invece fermo.
Deragliati diversi vagoni almeno quattro finiti poi nel terrapieno laterale. Le scene mostrate ieri hanno inevitabilmente riportato alla mente proprio quanto accaduto dieci anni fa tra Andria e Corato. Già nell’immediatezza del disastro in Spagna si è subito parlato di errore umano. Altra importante analogia con l’incidente di dieci anni fa. Il sistema elettronico di controllo del traffico ferroviario spagnolo su quella tratta era, infatti, andato in tilt ieri mattina per diversi minuti. A quel punto ci sarebbe stato lo stop dei treni, almeno 6, per diversi minuti. Ma dopo poco per il treno Ave è arrivato da una delle sale di controllo il via libera a partire senza limitazioni di velocità. Dall’altro lato il treno Iryo avrebbe avuto un problema nella ripartenza ed è rimasto sostanzialmente piantato in quel punto in cui si era fermato. E lo scontro è stato inevitabile.
Analogia con quanto accaduto dieci anni fa quando il via libera del capo stazione di Andria e gli errori nella catena di controllo dei convogli su di un binario singolo in cui l’unico metodo di verifica dei convogli era quello umano, il cosiddetto blocco telefonico, provocò la partenza di entrambi i treni lanciati uno contro l’altro sino allo scontro al chilometro 51. Assonanze e sovrapposizioni in cui certamente pesa l’errore umano, come già accertato in via definitiva ormai per quel che riguarda la tragedia del 12 luglio 2016, ma che nell’era digitale presuppone un diverso approccio a sistemi sempre più complessi di gestione del traffico su rotaia. In questi incidenti, infatti, non si parla di binari rotti o di guasti meccanici a treni o reti bensì di problemi nei controlli di incroci e di organizzazione del traffico. Norme e reti dovrebbero essere sempre adeguate ai nuovi pesi del traffico ed all’avanzare della tecnologia per far si che queste tragedie così impressionanti non si verifichino più.
