“Si riman perplessi a legger di codesti comunicati. Ma possibile mai ch’abbian tutti trovato nel rio Mugnone, da sti parti chiamato Canalone, intonse pietre che di nome fan elitropia, mentre nero è il suo color? Pur stran che sia, in abbondanza n’an trovate. S’evver che lo sortilegio s’avverato: lo render invisibile chi l’indossa testimoniar possiam ancho stavolta. Ci dican questi invisibil censori, cosa mai c’entra il disputar del di’ in cui s’accusa d’esser ancho dei piddi, nel mentre nel lor loco “Nel confoder il soggetto col predicato, facean a gara a chi stupide le sballa, altri accusar del proprio peccato, col decoro altrui giocare a palla”. Una nota a firma di Peppino Pirro e Sabino Zinni, molto colorita ma anche specifica per riprendere una novella narrata da Elissa nell’ottava giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio. Tema della nota è una replica all’azione politica di Fratelli d’Italia.
“E che dir del fulgor politico di chi eletto fu pe’ l’aria che tirava e non per altro, e immaginar deve l’altrui soffrir unica speme pe’ goder c’ha, adusa ad imitar fra’ Cipolla, il qual promette a certi contadini di mostrar loro la penna dell’agnolo Gabriello; in luogo della quale trovando carboni, quegli dice esser di quegli che arrostirono san Lorenzo. Capir avrete che il san dileggio l’è l’unica risposta ch’a voi riservar potemo. Non abbiam l’elitropia pietra che invisibil vi rende, ma non abbiam nemmeno lo spin doctor dietro al qual dir vi si cela. Alla prossima, Peppino Pirro e Sabino zinni”.
