«Il paragone è lampante e viene preso ad esempio nel caso di Mola di Bari dove a protestare sono soprattutto gli ambulanti provenienti dalle province di Bari e Bat i quali si vedono vessati dal comune di Mola che continua a richiedere pagamenti per l’occupazione di suolo pubblico che sono i più elevati dell’intera Regione Puglia, per un’area mercatale fatiscente ed inadeguata. La protesta di martedì 2 ottobre scorso è stata molto importante perché ha aperto un dialogo con la nuova Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Colonna e martedì prossimo ci sarà la definizione della questione con tutte le Associazioni di Categoria, alle 18 nella Sala Consiliare». E’ un comunicato di FIVAP – Unionecommercio e cioè Federazione Italiana Venditori Ambulanti e su Aree Pubbliche, a raccontare quanto avvenuto a Mola di Bari nei giorni scorsi. Il paragone è proprio con la Città di Andria.
«Nel corso della protesta si è pure evidenziato che non è sufficiente giustificare quell’aumento tariffario così sproporzionato per il fatto che il comune di Mola di Bari, in quel momento, fosse in stato di pre-dissesto finanziario. Anche la città di Andria lo è ma gli ambulanti del mercato, quasi seicento, continuano ad essere da anni esonerati dal pagamento della Tassa o Canone di occupazione del suolo pubblico, versando solo qualche decina di euro l’anno per la tassa rifiuti. Allora qual è la differenza tra il comune di Mola e quello di Andria? Perché il comune federiciano continua ad esonerare gli ambulanti, rinunciando così ad entrate che ammonterebbero a quasi duecentomila euro l’anno, nonostante la conclamata e deliberata condizione di pre-dissesto finanziario?».
«Eppure anche a Mola di Bari, nel 2016, a parti politiche inverse (amministrava il centro-sinistra mentre la minoranza era di centro – destra) la Dirigente, in una lunga e dettagliata relazione di 9 pagine, esponeva le notevoli criticità da lei rilevate nella gestione finanziaria del Comune di Mola, chiedendo alla Giunta e al Consiglio comunale di provvedere ad adottare il riequilibrio di bilancio entro 30 giorni dal ricevimento della sua segnalazione e, nel caso del mancato riequilibrio entro tale periodo, il Testo unico degli enti locali prevede un’ulteriore fase nella quale, laddove se ne verifichino le condizioni, si può arrivare alla dichiarazione di dissesto finanziario dell’ente con un sostanziale commissariamento delle principali funzioni amministrative, con l’Ente messo sotto tutela da un apposita commissione straordinaria per effettuare un piano di risanamento ed eventualmente vengono perseguiti gli amministratori responsabili del dissesto».
«Visto che si sta paragonando quella situazione a quanto sta accadendo nella città di Andria è il caso di ricordare che si ha dissesto finanziario, a norma dell’art. 244 del TUEL , “se l’ente non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell’ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte con le modalità di cui all’articolo 193, nonché con le modalità di cui all’articolo 194 per le fattispecie ivi previste.” In poche parole, il Comune dovrà dichiarare il dissesto finanziario (con apposita delibera di Consiglio comunale, obbligatoria per legge) quando non adotti il piano di riequilibrio di bilancio entro il termine previsto (in 30 giorni nel caso di Mola) e quando non riesca a pagare i debiti fuori bilancio. La FIVAP è vicina alla problematica dei commercianti ambulanti che frequentano il mercato di Mola di Bari e lo sarà ancora in modo concreto perché si adotti anche a Mola di Bari, come avviene nella città di Andria, il principio dell’esonero totale dal pagamento di qualunque onere per l’occupazione dei suolo pubblico nel mercato settimanale».
