Il consiglio comunale di Andria ha approvato la Delibera numero 81, che applica la Legge Regionale 36/2023 sulla ristrutturazione edilizia, scatenando le critiche dell’Intergruppo consiliare “Cultura, Salute e Ambiente”. Sebbene si parli di riqualificazione, secondo i consiglieri Di Lorenzo, Grumo, Vincenzo e Michele Coratella, il provvedimento si concentra solo sull’aspetto edilizio, senza una vera strategia urbanistica a lungo termine e senza attenzione alla qualità della vita nei quartieri e al controllo del territorio. L’Intergruppo ha individuato due principali criticità nel provvedimento approvato dalla maggioranza. La prima riguarda le zone B3, aree di recupero dove si permetteranno ristrutturazioni con aumenti significativi di volume, utilizzando gli spazi liberi come «semplici piazzole di atterraggio per nuove costruzioni». In quartieri già segnati da abusivismo edilizio e carenza di servizi, secondo i consiglieri di opposizione, questa scelta rischia di peggiorare la situazione, aumentando il carico urbanistico senza migliorare gli standard di vivibilità.

Il secondo problema riguarda la zona C, relativa agli immobili condonati. Nonostante la legge vieti premi edilizi su edifici condonati, è stato autorizzato il cambio di destinazione d’uso. «Questo permetterà di trasformare grandi capannoni industriali in abitazioni, alterando l’equilibrio urbanistico e sovraccaricando il Piano Regolatore Generale, senza un’adeguata pianificazione pubblica», denunciano dall’Intergruppo.

La maggioranza ha inoltre bocciato due proposte avanzate. La prima prevedeva un fondo per i servizi pubblici, destinando gli oneri di urbanizzazione esclusivamente alla creazione e manutenzione di aree verdi e parcheggi pubblici, un modo per garantire servizi essenziali ai cittadini. La seconda proposta chiedeva più trasparenza, con la pubblicazione online di un elenco dettagliato degli interventi approvati, con informazioni su posizione, volumi e rispetto delle norme urbanistiche. Entrambe le proposte sono state respinte senza spiegazioni, secondo quanto riferito dall’Intergruppo.

«Il punto è chiaro: la speculazione edilizia e la costruzione di quartieri privi di standard urbanistici stanno diventando la norma. Prima, almeno, si chiamava abusivismo. Oggi, invece, si legittima ciò che un tempo era considerato irregolare, svuotando di senso ogni idea di pianificazione e interesse pubblico», affermano i consiglieri dell’intergruppo “Cultura, Salute e Ambiente”.

In conclusione, l’opposizione sostiene che la delibera riflette una visione superata della città, che ignora le vere esigenze di Andria: qualità urbana, equità sociale e sostenibilità ambientale. «Continueremo a denunciare l’assenza di una politica urbanistica capace di affrontare le sfide del futuro», concludono.