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Un cantiere aperto per salvaguardare il “bene” e difendere l’inestimabile Chiesa rupestre di Santa Croce

Conclusi i lavori di restauro della Diocesi, coinvolti i ragazzi dell'Imbriani-Salvemini: «Qui c'era una discarica»

Uno scrigno di storia, un tesoro ai molti sconosciuto che però, con grande difficoltà, si cerca di tenere vivo e salvaguardato. Siamo all’interno della Chiesa di Santa Croce ad Andria una cripta rupestre che affonda le sue radici anche prima del XIII secolo. Un luogo iconico per cui recentemente la Diocesi di Andria è riuscita ad intercettare un finanziamento con cui si sono realizzate opere essenziali per il restauro della copertura fortemente deteriorata. Ma non solo perchè purtroppo l’intera area era divenuta una vera e propria discarica a cielo aperto.

La Diocesi su impulso proprio di Mons. Domenico Basile già vicario nonchè direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali e che nei prossimi giorni sarà ufficialmente il nuovo Vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi, ha quindi voluto ideare un cantiere aperto affinchè, mostrando gli esiti degli interventi di restauro, si potesse comprendere l’importanza storico artistica del bene che deve esser tutelato anche da chi ci abita attorno. Così il progetto è partito dall’istituto “Imbriani-Salvemini” coinvolto in una serie di iniziative a partire da una conoscenza storica per arrivare alla visita di questa mattina.

Un progetto non nuovo per la Diocesi che ha visto il coinvolgimento del mondo scuola, della Sopritendenza, dell’azienda che si è occupata dei lavori di restauro e dei tecnici per provare a preservare un bene che contiene al suo interno immagini iconiche e dal valore storico-artistico inestimabile.

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