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“A scuola di Legalità”, il 23 gennaio si chiude il progetto della Questura BAT all’ITT “Jannuzzi”

Il Questore Fabbrocini parteciperà all’ultimo appuntamento

Venerdì 23 gennaio, alle ore 9:00, presso l’ITT “Jannuzzi” di Andria, si terrà l’atto conclusivo del progetto sperimentale sulla Legalità ideato dalla Questura BAT. Un percorso che ha visto poliziotti, docenti, psicologi e volontari dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato (ANPS) svestire i panni formali per mettersi in gioco, fianco a fianco, con i ragazzi.

Il progetto si è distinto per la sua natura corale. Un’equipe multidisciplinare ha affrontato i “mostri” della Generazione Z: bullismo, droghe, alcol, violenza di genere e le nuove schiavitù delle ludopatie. Ma lo ha fatto con un linguaggio nuovo. Il cuore del progetto è stato l’ascolto di testimonianze forti e vere: storie di chi ha toccato il fondo e ha avuto il coraggio di risalire, portando in aula una verità che nessun manuale può contenere.

Il progetto ha avuto un’anima scientifica e interattiva. Gli esperti del team non si sono limitati a parlare, ma hanno osservato e studiato i comportamenti, monitorando l’indice di attenzione degli studenti attraverso strumenti digitali e gaming:

  • Sfide su Kahoot e Padlet: Per trasformare l’apprendimento in partecipazione attiva.
  • Giochi di ruolo: Dove gli studenti hanno indossato i panni dell’altro, comprendendo sulla propria pelle il peso delle scelte.

Il Questore della Provincia di Barletta-Andria-Trani Alfredo Fabbrocini parteciperà a questo incontro finale per illustrare ai giornalisti i risultati di questa sperimentazione.

Il Dirigente Scolastico dell’ITT “Jannuzzi”, prof. Giuseppe Monopoli, che ha accolto con entusiasmo questa sfida metodologica, sottolinea l’importanza di una scuola che non ha paura di aprire le porte alla realtà, anche quella più scomoda.

“Ospitare questo progetto ha significato trasformare la nostra scuola in un cantiere aperto di cittadinanza – dichiara il Dirigente Scolastico, Giuseppe Monopoli – poiché non abbiamo solo ‘parlato’ di legalità: l’abbiamo vissuta attraverso il confronto con professionisti che hanno saputo toccare le corde giuste. Vedere i nostri studenti abbandonare lo smartphone per partecipare attivamente a giochi di ruolo e dibattiti su temi come bullismo e dipendenze è stata la conferma che la didattica, quando sa essere autentica, vince sempre.”

Il vero successo del progetto si è misurato nei momenti di silenzio assoluto in aula, interrotto solo dall’emozione. Gli studenti non sono stati semplici spettatori: hanno depositato le loro paure sui Padlet anonimi, hanno sfidato i propri pregiudizi nei giochi di ruolo e hanno ascoltato testimonianze forti e vere di chi ha vissuto l’abisso delle dipendenze e della violenza. L’impatto emotivo è stato tale da trasformare l’aula in uno spazio di confessione e crescita, dove la divisa è stata percepita non come un limite, ma come uno scudo protettivo.

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