Il fatto è ormai noto perché lo ha rivelato sui social la sindaca di Andria Giovanna Bruno: una donna la aveva definita “ladra” su Facebook ed è stata condannata penalmente. L’offesa diffamatoria, non l’unica, era legata alla elevata tassazione sui rifiuti (Andria è quinta in Italia nella poco gratificante graduatoria della TARI più alta) ma la sindaca ha potuto verificare personalmente che la diffamatrice social non versa la tassa anche utilizzando, secondo quanto riferisce la Bruno, diversi sotterfugi come una falsa separazione coniugale. La donna, che non ha proposto opposizione in giudizio, è stata condannata ad una pena pecuniaria di 2250€ e su questo la sindaca, che forse si è lasciata trasportare dall’impeto, ha affermato che utilizzerà quei soldi per una iniziativa sociale con tanto di etichetta a ricordo del decreto penale.
Un errore piuttosto grossolano per un avvocato come ha sottolineato la ex presidente del consiglio comunale di Andria Laura Di Pilato, anche lei avvocato, che le ha dovuto ricordare come quelle somme vadano allo Stato e non alla sindaca.
All’intervento della Di Pilato ha risposto anche la dottoressa Daniela Maiorano, consigliere comunale che ha appena costituito con Vincenzo Montrone e Michele Bartoli, il gruppo Per Andria che ricalca la civica che a livello regionale ha preso parte alla coalizione che ha eletto il presidente Decaro: Maiorano ha espresso solidarietà alla sindaca e invitato Di Pilano a guardare la luna e non il dito.
Ma tra gli appunti scatenati dal video della sindaca si sono anche le rimostranze dell’Intergruppo salute, cultura, ambiente: il gruppo composto da due consiglieri comunali del movimento 5 stelle (Michele e Vincenzo Coratella) dal consigliere di Azione Grumo e dall’indipendente ex PD Michele Di Lorenzo ha richiamato alcuni post della sindaca. La Bruno non è stata immune da uscite infelici: lestofanti, sciacalli sono termini messi nero su bianco dalla sindaca mentre resta memorabile il “vaiasse” urlato ad alcune mamme che protestavano nei pressi di palazzo San Francesco per il piano di dimensionamento scolastico che smembrava alcuni istituti comprensivi. Per non dire del silenzio sulle mancate scuse del suo consigliere di maggioranza, nonché parente, Francesco Bruno che, vicino alla Virtus Andria, aveva minacciato il presidente della Virtus Molfetta invitandolo a non presentare la squadra in una sfida diretta, cosa che infatti poi avvenne.
Ci sono poi una serie di followers della sindaca verbalmente violenti nei confronti degli avversari politici dell’amministrazione comunale. Ne ha fatto le spese dopo le prime uscite pubbliche anche il dottor Sabino Napolitano, medico pediatra indicato dal centrodestra come candidato sindaco unitario: un impatto con la politica locale non proprio edificante quello vissuto da Napolitano che ieri ha detto la sua.
Insomma, più che raccogliere solidarietà, la sindaca si è messa nelle condizioni di farsi rinfacciare diverse defiance di questi anni. Quelle che lei stessa ha ammesso in un comunicato, sfuggito ai più, in cui si è scusata per i toni usati in alcune occasioni, in cui ha spiegato che procederà con una denuncia civile per ottenere un risarcimento che devolverà a progetti sociali e che il linguaggio diffamatorio va condannato sempre, chiunque tocchi. Insomma parole concilianti e assolutamente condivisibili. Meglio tardi che mai.








































