Cracovia, 19 gennaio. Cala il silenzio, insieme alla neve e al freddo che raggiunge le ossa. Cracovia racconta in ogni suo angolo un pezzo di storia, dal campo Plaszow al quartiere ebraico, alla fabbrica di Oskar Schindler divenuta poi un ghetto ebraico. La sua storia, ci raccontano i ragazzi, è legata proprio al proprietario, Schindler, che scelse di impiegare gli ebrei come suoi dipendenti all’interno della fabbrica di fatto salvandoli dalle atrocità messe in atto dai nazisti e tenendoli lontani dai campi di concentramento. Erano circa mille gli uomini scampati a quel destino brutale che colpiva chiunque, uomini e donne, giovani e bambini.
Ancora oggi restano gli oggetti in metallo realizzati con condizioni di lavoro piuttosto brutali a cui si aggiungevano ostacoli come il freddo e le epidemie.
Una fabbrica che presenta tuttora i nomi e i volti di chi trovò rifugio tra quelle mura. Nomi che evocano anni di storia segnati dall’orrore.
“Perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.” E allora continuiamo a raccontare.
Appuntamento a domani.
