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La reliquia del Beato Livatino ad Andria, Emiliano: «Ho portato in spalla la sua bara»

Nitti: «Contesto in cui operava era simile alla BAT»

Il momento forse più significativo della terza edizione del festival della Legalità di Andria: l’arrivo in sala consiliare della reliquia del giudice Beato Rosario Livatino, il “giudice ragazzino”, assassinato dalla mafia il 21 settembre del 1990 ad Agrigento all’età di 38 anni. La teca, contenente la camicia che Livatino indossava il giorno del suo assassinio, è stata portata da don Gero Manganello, custode della reliquia, alla presenza delle massime istituzioni del territorio (tra cui i sindaci della provincia BAT, il Prefetto Rossana Riflesso, il procuratore di Trani Renato Nitti, istituzioni religiose e militari). Presente ad Andria anche il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, commosso nel raccontare il suo rapporto con Livatino.

Un testimone di legalità, per la Chiesa cattolica un “martire della giustizia”. Un esempio di coraggio raccontato in un reading teatrale scritto dalla magistrata presso la Corte d’Assise di Lecce Maria Francesca Mariano, giudice a cui recentemente è stata assegnata la scorta per via delle minacce subite dopo indagini antimafia. Questo il suo messaggio.

E poi le analogie tra il contesto storico in cui ha vissuto Livatino e la Provincia BAT, sottolineate dal Procuratore Nitti.

Presente anche una rappresentanza di giovanissimi che nei giorni scorsi ha già potuto incontrare da vicino la reliquia, conoscendone la storia.

Il servizio.

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