Si potrebbe passare da 10 a 9 autonomie scolastiche lasciando invariati solo quattro istituti di competenza comunale. E’ la sintesi del piano di dimensionamento scolastico approvato ieri dalla Giunta Comunale di Andria a guida Giovanna Bruno che ha inteso modificare profondamente l’assetto delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di 1° grado in città a partire dal prossimo anno. E’ bene subito spiegare che questa è una proposta di modifica che sarà poi valutata dalla Regione Puglia nelle prossime settimane prima di ridisegnare lo scacchiere di plessi ed autonomie nella città di Andria.

Quello che però balza all’occhio nella stessa delibera di Giunta, è la sostanziale contrarietà di tutto il mondo scolastico cittadino e sindacale. Praticamente tutti i consigli di istituto e tutte le sigle sindacali di categoria, tranne un paio di eccezioni, hanno bocciato completamente il piano comunale per cui, invece, l’Assessore alla Pubblica Istruzione Dora Conversano, ha speso parole di grande elogio.

I disagi che potrebbero crearsi, accorpando istituti estremamente distanti tra di loro e con diverse peculiarità, però saranno evidenti nei prossimi anni. Il problema ha ruotato attorno all’istituto comprensivo “Verdi-Cafaro”, scuola che conta oggi poco più di 1400 studenti. Per portare l’istituto al di sotto di quella soglia, individuata come massima possibile, si è scelto di smembrare la scuola primaria “Carella” di via Bisceglie accorpandola al nascente istituto comprensivo “Della Vittoria – Dante Alighieri”. Una scuola i cui plessi, tuttavia, sono in quartieri completamente diversi e che distano fino a 3 chilometri l’uno dall’altro. Mondi scolastici e territoriali differenti che non s’incontrano neanche in un altro esperimento e cioè quello di accorpare la scuola dell’infanzia e primaria “Don Tonino Bello” nel quartiere delle “Croci” con l’I.C. “Imbriani-Salvemini” nel quartiere di “San Valentino”. Ma sono davvero tante le modifiche che spostano qua e la plessi che portano con se storia e caratteristiche territoriali incoerenti. Tra le altre cose alcuni raggruppamenti creati ex novo contano già poco più di 600 studenti e sono a rischio “reggenza”. In termini pratici a rischio soppressione in breve tempo.

L’impressione è che si sia lavorato per spostare “gruppi di numeri” senza tenere presente che dietro quei numeri ci sono bambini e docenti. Tra le altre cose, come specificato nella delibera di giunta, si propone questo stravolgimento all’indomani di due anni complicati per il mondo scuola a causa anche del Covid-19. L’ultima parola ora spetterà alla Regione che, potrebbe comunque, porre rimedio a quanto scelto in totale autonomia dall’Amministrazione Comunale e non condiviso dal mondo scolastico e sindacale cittadino.