In una settimana la raccolta firme per il referendum sulla cannabis legale ha superato le 500 mila adesioni necessarie per indire la consultazione. Complice la possibilità di sottoscrivere la proposta in modo digitale con lo Spid, decine di migliaia di persone, in tutta Italia, hanno firmato per sostenere l’iniziativa promossa, tra gli altri, dall’Associazione Luca Coscioni, Meglio Legale e dai Radicali italiani.

La richiesta referendaria però rischia di non vedere mai la luce, infatti le associazioni promotrici, entro il 30 settembre, oltre alle firme dovranno consegnare anche i certificati elettorali di tutti i firmatari in possesso ai vari comuni italiani. In pratica 1.400 comuni, tra questi anche quelli di Andria, Bisceglie e Trani, non hanno risposto e quindi dato seguito alla richiesta presentata via Pec. Tutto questo a tre giorni dalla scadenza della presentazione di tutta la documentazione.

Nella giornata di ieri i promotori del referendum hanno inviato una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e una lettera di diffida ai 1.400 comuni. Inoltre dalla scorsa notte Marco Perduca, Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni, Franco Corleone di Società della Ragione, Riccardo Magi di +Europa, Leonardo Fiorentini di Forum Droghe, Giulia Crivellini di Radicali Italiani, hanno iniziato uno sciopero della fame.

Il quesito referendario, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, si compone essenzialmente di tre punti:

1) abolisce il reato di coltivazione di cannabis (eliminando la parola “coltiva” dall’elenco di ciò che è vietato fare);

2) cancella le pene detentive collegate alla coltivazione (attualmente, da due a sei anni)

3) elimina la sospensione e il ritiro della patente di guida per chi coltiva cannabis (ma non per chi si mette alla guida sotto l’uso di tale sostanza).

Un puro atto di democrazia, messo a rischio dalla solita e ingiustificata lentezza delle macchine amministrative.