Il fuoco è sotto la cenere. Le disamine tecniche all’interno del consiglio comunale di Andria si svolgono in un clima collaborativo ma non mancano gli elementi per comprendere come sia tesa l’atmosfera tra le diverse parti politiche (e talvolta all’interno delle stesse). Già la vigilia della riunione tenuta il lunedì 14 ha fatto segnare momenti di polemica culminati nella mancata partecipazione da parte del Movimento 5 Stelle: che aveva chiesto che il consiglio si svolgesse in videoconferenza e non in presenza per questioni di sicurezza legate al coronavirus: alle ore 22 di domenica il Presidente del Consiglio Giovanni Vurchio presenta la soluzione. «Tamponi per tutti i consiglieri domattina alle 8.15» recitava il suo whatsapp. «Mentre la gente aspetta ore in fila e intere giornate il risultato dei tamponi, noi scavalchiamo tutti e riceviamo il risultato in un batter d’occhio? Non partecipiamo» dicono i 5 stelle andriesi che sembrano tutt’altro che in avvicinamento alla maggioranza di centrosinistra.
Il consiglio affronta per primo il tema delle nomine dei rappresentanti del comune in enti, aziende e istituzioni modificando la delibera con gli emendamenti presentati dal gruppo civico di opposizione: Marmo, Del Giudice e Fisfola chiedono e trovano accoglimento rispetto al fatto che le nomine sia non cumulabili, rispettino la parità di genere e siano adeguatamente pubblicizzate. Anche sulla delibera per il diritto allo studio tutto procede liscio ma quando si arriva a discutere l’urgente assestamento di bilancio e la salvaguardia degli equilibri per il triennio 2020-22 sono ancora Marmo, Del Giudice e Fisfola a contestare l’urgenza (definendo clamoroso il ritardo dell’amministrazione sul punto) e altre incongruenze presenti nel piano.
Ma a definire polemiche strumentali quelle sollevate dalle opposizioni civiche è il consigliere Scamarcio del centrodestra cosiddetto ufficiale. E la maggioranza di centrosinistra non perde l’occasione per rinfacciare al centrodestra le responsabilità sul disastro economico in cui opera. È qui che il sindaco Giovanna Bruno annuncia di aver chiesto alla Corte di Conti una proroga dei termini per presentare le controdeduzioni al piano di riequilibrio. Agli inizi dello scorso novembre, infatti, la Corte ha richiesto integrazioni documentali prima di decidere le sorti del Piano, fissando il termine del 31 dicembre 2020 per fornirle. Ma la sindaca Bruno ritiene che si debba concedere più tempo alla sua amministrazione per le opportune valutazioni. Richiesta supportata dall’intervento dell’assessore al bilancio Tammaccaro che ha esplicitato un parere personale secondo cui il piano di rientro della durata di 15 anni non avrebbe le caratteristiche per l’approvazione.
Si torna a toni più collaborativi sull’approvazione del piano triennale dei lavori pubblici che non subisce grandi variazioni ma su cui il neo assessore Loconte lamenta lentezza di alcuni tavoli che non permettono di far progredire progetti di rigenerazione urbana. La polemica interna alla maggioranza invece esplode sul finale: quando tutti stavano abbandonando l’aula ha preso la parola il consigliere Emanuele Sgarra della lista civica ABC che ha fatto notare al presidente del consiglio Vurchio, di non aver ancora mantenuto la promessa di dimettersi da segretario cittadino del PD. In difesa di Vurchio è intervenuto il democratico Lorenzo Marchio Rossi: «Non è il luogo per discuterne, comunque stiamo provvedendo» ha detto il consigliere comunale. Concetto ribadito poi dal presidente del consiglio Vurchio che ha chiosato: «Il PD non è una lista civica, la invito a vivere il partito».



































