Home Cronaca Morte di Paola Clemente ad Andria: a processo il titolare dell’azienda

Morte di Paola Clemente ad Andria: a processo il titolare dell’azienda

Diversi i reati contestati: dall'omicidio colposo allo sfruttamento del lavoro

Inizierà il prossimo 12 febbraio il processo al titolare dell’azienda di ortofrutta di Corato per la quale lavorava (con contratto di somministrazione) la bracciante agricola tarantina Paola Clemente, morta in un vigneto di Andria il 13 giugno 2015.

L’autopsia accertò che il decesso della donna, che stava lavorando all’acinellatura dell’uva, fu dovuto un infarto. Ma al termine dell’inchiesta la Procura di Trani ritenne di non contestare il reato di omicidio colposo, chiedendo il processo (attualmente in corso) per concorso in truffa e in intermediazione illecita e sfruttamento di lavoro – reati contestati a vario titolo – a carico di sei persone, tra referenti di un’agenzia interinale di Noicattaro e quelli dell’azienda che si occupava del trasporto delle braccianti dal tarantino ai campi.

Solo in un secondo momento il pm Alessandro Pesce ha ritenuto di chiedere il processo per il titolare dell’azienda di ortofrutta, Luigi Terrone, contestandogli il reato di omicidio colposo e ottenendone il rinvio a giudizio. In particolare, a Terrone si contesta di aver violato il contratto di lavoro somministrato che impone all’azienda utilizzatrice obblighi di informativa, formazione, addestramento e osservanza degli obblighi di prevenzione e protezione nei confronti dei lavori somministrati, oltre a garantire la tutela della salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro. Nel caso specifico, non sarebbe stata effettuata un’adeguata valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori e in particolare di quelli addetti all’acinellatura dell’uva. Non era stata comunicata al medico competente dell’azienda l’assunzione di operai addetti a tale mansione, tra i quali Paola Clemente, impedendogli così la sorveglianza sanitaria degli stessi. Non erano stati adottati i provvedimenti in materia di primo soccorso. A causa delle condotte omissive addebitabili al titolare dell’azienda di ortofrutta si sarebbe determinato – conclude la Procura – un grave ritardo nella chiamata dei soccorsi e nella prestazione di adeguata assistenza medica di emergenza, causando la morte della bracciante.

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