Domani avrebbe compiuto esattamente 51 anni mentre i suoi familiari saranno costretti a tornare nella città di Torino per una nuova udienza del processo sulla sua morte. E’ la storia del caposquadra Antonio Carpini, all’epoca dei fatti 43enne, che morì dopo un volo di diversi metri mentre era al lavoro per la costruzione di un termovalorizzatore nel torinese. I familiari dell’operaio andriese attendono ormai da oltre otto anni giustizia per Antonio per comprendere chi sono i responsabili di quella morte bianca avvenuta il 3 marzo 2012.
Stessa sorte per Cosimo Di Muro, nello stesso cantiere ed in un incidente praticamente identico avvenuto solo pochi giorni dopo e cioè il 31 marzo 2012. Anche per lui si attende giustizia in un processo iniziato “solo” nel mese di ottobre dello scorso anno. Domani si tornerà in aula dopo le prime udienze e dopo una lunga pausa a causa anche delle misure messe in campo per il Covid-19. Alle 14, però, davanti al giudice Barbieri, si tornerà a parlare di quegli incidenti. In tre sono alla “sbarra” per gli omicidi colposi mentre per le lesioni ha già deciso la prescrizione. Nel lungo procedimento c’è già stata una sentenza di assoluzione, quella di Raimondo Montanari il datore di lavoro in seno alla capogruppo delle imprese affidatarie dei lavori per non aver commesso il fatto, mentre due sono stati i patteggiamenti.
Due tragedie sul lavoro completate da un terzo incidente in neppure due mesi con due morti e tre feriti gravemente oltre cinque anni di indagine, quattro magistrati coinvolti e praticamente otto anni per far partire il dibattimento. In aula domani ci dovrebbe esser l’ascolto di alcuni lavoratori.
