Processo Bari Nord, acquisizioni testimoniali e intercettazioni: focus sul “Blocco telefonico”

Nella nuova udienza ripercorso quanto accaduto nella mattina di quel 12 luglio 2016

Nuova mattinata di testimonianze, dirette ed acquisite, quella nell’aula bunker del carcere di Trani dove è in corso di svolgimento il Processo sulla tragedia ferroviaria del 12 luglio 2016. Nella tratta a binario unico di Ferrotramviaria tra Andria e Corato, interessata all’incidente del 12 luglio 2016, con 23 vittime, il sistema ‘visio train’ in uso sui treni consentiva di captare la posizione del convoglio tramite gps, ma la trasmetteva alla centrale operativa tramite gprs, assolutamente inefficace per far capire in tempo reale dove si trovasse il treno stesso. Nella centrale operativa di Fesca, perciò, non era possibile visualizzare la posizione esatta dei treni lungo tutta la linea a binario unico che, all’epoca dell’incidente, andava da Ruvo a Barletta; contrariamente su quella Ruvo-Bari erano già in uso sistemi di sicurezza uguali a quelli delle Ferrovie dello Stato. E’ quanto, in sintesi, ha spiegato questa mattina il perito informatico Valerio Catino, sentito come primo teste dell’accusa in aula durante l’udienza odierna del processo per lo scontro del treni, che vede alla sbarra 17 persone e una società. Il perito è intervenuto nel primo momento delle indagini della Procura per estrapolare le informazioni dai data base di Ferrotramviaria. In aula, durante l’udienza di questa mattina, è stato affidato anche l’incarico ad un perito di trascrivere 11 delle 140 telefonate intercorse tra il dirigente centrale di Bari e le stazioni di Andria e Corato nelle ore a ridosso dell’incidente ferroviario. Si tratta di quelle richieste dalla Procura, ascoltate in aula (molte delle quali risultate poco chiare e confuse) questa mattina in aula alla presenza dell’ispettore della Polfer che le aveva acquisite e già trascritte. Il Tribunale collegiale di Trani, presieduto da Antonio De Luce, si è però riservato la possibilità di farne trascrivere altre, così come richiesto dalle difese.

Poi è stata la volta di Stefano Benedetto, il capostazione che diede il cambio a Vito Piccarreta in quella terribile mattina del 12 luglio 2016. Alcuni ‘non ricordo’, ma anche diverse contraddizioni rispetto a quanto messo a verbale dagli inquirenti dopo l’incidente. La sua testimonianza è durata quasi tre ore. Benedetto è il primo dei dipendenti di Ferrotramviaria ascoltati in aula, teste dell’accusa sostenuta dai pm Alessandro Pesce e Marcello Catalano. Secondo quanto raccontato, prese servizio alle 10.55, ma ad occuparsi del via libera ai due treni (che si scontrarono alle 11.06) fu il collega Vito Piccarreta, tra i 17 imputati alla sbarra nel processo. Lui (di turno dopo Piccarreta) seppe di quanto era accaduto solo quando si presentarono in stazione alcuni soccorritori del 118, chiamati per l’incidente. Fu allora che provò a chiamare il personale viaggiante dei due treni, senza ricevere risposte. Il dipendente ha anche spiegato come funziona il sistema del blocco telefonico e che ci sono zone d’ombra nella copertura del segnale di telefonia mobile nelle tratte Andria-Corato e Andria-Barletta. Ampio spazio è stato poi riservato, anche nelle domande dei difensori degli imputati, ai corsi di formazione per l’aggiornamento del personale di Ferrotramviaria. A tale proposito il pm Pesce ha sollecitato anche l’acquisizione dei relativi attestati. Sentito in aula anche il capostazione di Ruvo di Puglia, Damiano Paparella. Il processo ora proseguirà il 6 novembre. Salta l’udienza già in calendario del 23 ottobre per via dell’adesione di molti dei difensori interessati al processo allo sciopero nazionale del 21-25 ottobre indetto dai penalisti per protestare contro l’entrata in vigore della nuova legge sulla prescrizione. Nell’udienza del 6 novembre sono in programma le testimonianze di altri testi indicati dall’accusa.