Gioco patologico, cresce il numero dei giovani: è allarme sociale

Gioco patologico, cresce il numero dei giovani: è allarme sociale

Dati allarmanti diffusi dallo sportello di contrasto al gioco d’azzardo “Vinco IO”

Sono dati allarmanti quelli diffusi dallo sportello di contrasto al gioco d’azzardo “Vinco IO” che, negli ultimi mesi ha visto crescere la richiesta di aiuto da parte di giocatori patologici giovanissimi, di età compresa tra i 17 ed i 25 anni. In quasi due anni di attività, gli utenti dello sportello con l’ossessione per le scommesse on line, i gratta e vinci, le slot sono circa un centinaio. Numeri che destano preoccupazione e che lanciano un allarme sociale.

«Il gioco d’azzardo è solo la punta di un iceberg che nasconde tanto altro – commenta l’assistente sociale dello sportello, la dott.ssa Daniela Fortunato – dietro al gioco patologico spesso si nasconde disagio lavorativo, affettivo, culturale, oltre ad un evidente disagio psichico».

Va ricordato che il disturbo da gioco d’azzardo patologico è annoverato nel manuale diagnostico dei disturbi psichiatrici (DSM-V), e rientra nella sfera dei disturbi di dipendenza senza sostanza. Non solo giovanissimi ma anche anziani che in un solo giorno si giocano l’intera pensione. Aumentano le persone insospettabili con un tenore di vita nella media che cadono nella rete della dipendenza da gioco. Se il giovane ha meno soldi e sfrutta il gioco on line attraverso il computer e lo smartphone, le donne e gli adulti sono più propensi al gioco ad estrazione o ai gratta e vinci, piuttosto che alle slot. Affollano così ricevitorie e sale slot che continuano a proliferarsi incuranti della normativa che prevede una distanza minima di 250 metri dai luoghi sensibili: istituti scolastici primari e secondari, università, biblioteche pubbliche, strutture sanitarie e ospedaliere e luoghi di culto.

«Da un punto di vista piscologico gli utenti che hanno deciso di iniziare un percorso terapeutico sono perlopiù contrassegnati da una sintomatologia ansiosa, ossessiva, depressiva – commenta la psicologa dello sportello Vinco IO, la dott.ssa Liliana D’Avanzo – La chiave di volta per affrontare tale percorso è la motivazione per il proseguo di una terapia che è inevitabilmente lunga e faticosa e che deve essere supportata dal contesto familiare e dal lavoro di rete tra i servizi territoriali».