«Leggiamo sulla stampa che, per non meglio precisati motivi, è stato annullato, perché di ciò si tratta fino a che non se ne conoscerà la nuova eventuale data di svolgimento, il convegno dal titolo: “La pastorale verso i bambini, i lavoratori e i migranti da Mons. Di Donna a don Riccardo Zingaro”. Un evento che avrebbe dovuto avere l’intento nobile di “ricostruire una delle pagine più belle della storia di Andria”, sarebbe stato contaminato da non meglio precisate polemiche le quali, sia mons. Di Donna che don Riccardo Zingaro non avrebbero mai voluto né tollerato». Intervengono così, in una nota, le Libere Associazioni Civiche Andriesi che già si erano espresse attraverso il coordinatore Savino Montaruli due anni fa, intervenendo su quanto stava accadendo attorno alla figura di don Riccardo, oggi dichiarano:
«Mentre nella città federiciana, a fine 2016, si gioiva per l’avvenuta intitolazione di “Largo don Riccardo Zingaro, ottenuta grazie all’attivismo ed impegno dell’Associazione Comunità dei Braccianti – sezione “don Riccardo Zingaro”, con il sostegno della presidenza generale della stessa Comunità, di lì a pochi mesi un’altra iniziativa veniva presentata alla città. Un convegno organizzato dal Centro Studi “Don Riccardo Zingaro” – Onlus (Centro di Documentazione, Ricerca e Studi per la Fondazione “Don Riccardo Zingaro”). Un’organizzazione che nasceva senza alcun coinvolgimento e senza conoscere quali fossero i principi ispiratori di coloro che si firmavano sulla locandina quale Responsabile Comitato Scientifico del Centro Studi Don Riccardo Zingaro cioè il prof. Vincenzo D’Avanzo, il Direttore ing. Michele Brattoli e addirittura l’avvocato Nicola Giorgino – presidente del Centro Studi, uomo politico e allora sindaco di Andria. Una genesi del Centro Studi che avrebbe richiesto maggior coinvolgimento della cittadinanza e del mondo associativo locale, completamente estromesso da un’iniziativa che avrebbe davvero potuto aggregare attorno alla figura di don Riccardo un momento partecipativo importante che avrebbe potuto addirittura evitare persino quella disgregazione sociale e quel conflitto che hanno poi duramente inciso sulla storia che ha visto protagonista, in negativo, la città di Andria, da allora ad oggi.
Un coinvolgimento pubblico doveroso che non ci fu; una manchevolezza che addirittura in molti, allora, giudicarono irrispettosa verso coloro che amarono don Riccardo in vita, come l’indimenticato Taddeo Albo, storico stretto collaboratore di don Riccardo, e che hanno continuato ad avere sempre lo stesso rispettoso atteggiamento di giudizio verso l’indimenticato, senza scoprirlo solo post mortem, come invece hanno fatto molti altri. “Don Riccardo appartiene alla città”. Con queste parole due anni fa sulla stampa regionale il coordinatore Savino Montaruli invitava ad aggregarsi attorno alla figura di don Riccardo ma ciò non è avvenuto e un altro penoso “affronto” oggi viene reiterato nel nome del don Riccardo di Andria che non ne sarebbe stato per nulla contento».
