Giorgino a Montecitorio: «Andria primo capoluogo “riciclone” della Puglia»

Giorgino a Montecitorio: «Andria primo capoluogo “riciclone” della Puglia»

L’intervento del sindaco che ha partecipato all’incontro Anci “Le città del futuro”

Guidati dal presidente dell’Anci, Antonio Decaro, oggi a Montecitorio, 600 sindaci hanno partecipato all’incontro “Le città del futuro” con l’obiettivo di dimostrare gli sforzi delle loro comunità per l’innovazione e la sostenibilità ambientale, sociale, finanziaria.

Tra gli interventi anche quello del Sindaco di Andria, Nicola Giorgino, che ha parlato alle 12.05, sui risultati raggiunti in tema di raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta.

Di seguito il testo dell’intervento.

L’intervento è stato trasmesso in diretta sulle reti Rai e in streaming sul sito della Camera e su www.anci.it.

LA RIVOLUZIONE DEL PORTA A PORTA E DEL RICICLO DEI RIFIUTI

“La raccolta differenziata è una scelta obbligata, sinonimo di rispetto dei nostri habitat e garanzia di benefici, visto che riduce il ricorso alle discariche, i costi di gestione e i danni all’ambiente che stanno diventando sempre più insostenibili. Nella gerarchia della gestione dei rifiuti, il primo passaggio culturale è evitare o limitarne la produzione, riciclare gli oggetti, recuperare i materiali. In questa filiera virtuosa che mette al bando lo spreco e al centro il recupero di materiali, le modalità più virtuose sono quelle che ci consentono di ridurre al minimo il rifiuto indifferenziato.

La città di Andria è dal 2013 ufficialmente “Comune Riciclone”, che significa superare annualmente la media del 65% di raccolta differenziata. Oggi sono quasi 1500 i comuni in Italia campioni nella raccolta differenziata dei rifiuti, il 20% per cento dei comuni hanno detto addio al cassonetto. Sono quindi ancora pochi gli italiani che oggi riciclano e differenziano i rifiuti alimentando l’industria del riciclo e quindi la Green Economy che conta oltre 150 mila posti di lavoro in Italia. Inoltre abbiamo in Italia anche 300 comuni “Rifiuti free”, dove cioè la popolazione riduce e ricicla più del 90% dei rifiuti che si producono mediamente, dimostrando chiaramente che è possibile trasformare una vergogna in una eccellenza nazionale, anche nel ciclo dei prodotti e dei rifiuti. Nella regione Puglia il primo capoluogo di provincia di regione “riciclone” che si è onorato di questo primato è proprio Andria e di questo ne sono fiero.

A parte le prime iniziali difficoltà per il cambio di abitudini apportato, la città ha risposto molto bene, tanto è vero che, a differenza di altre città nelle quali è stato avviato il “porta a porta”, nel giro di pochi mesi dall’avvio del nuovo servizio ad Andria abbiamo raggiunto percentuali pari e superiori al 65% previsto dalle normative. Un successo figlio proprio del senso civico mostrato dalla cittadinanza. Dobbiamo decidere di intraprendere la strada di una riforma nazionale e lasciare quella dell’ennesimo “condono”: chiediamo al Parlamento di abbandonare la strada che posticipa gli obiettivi di raccolta differenziata e al Ministero dell’Ambiente di approvare il decreto della tariffazione puntuale. L’obiettivo rimane quello di avere una riduzione della Tari per le famiglie e le aziende, in proporzione ai rifiuti prodotti e aumentare di riflesso la tassa sulla discarica ai comuni che non raggiungono gli obiettivi di legge.

Quando parliamo di benefici nella raccolta differenziata, dobbiamo porre estrema attenzione al fattore ambientale. E’ una semplice equazione logica ma, nei fatti, più differenziamo e meno rifiuti portiamo in discarica, più salvaguardiamo la nostra salute e quella delle future generazioni. Va detto però che sul ciclo dei rifiuti un singolo comune, piccolo o grande che sia, non può agire completamente da solo. La condivisione, quindi, deve essere massima sia per quanto riguarda gli sconti economici da operare per le città virtuose e sia anche per una adeguata impiantistica pubblica di cui ad esempio, seppur con qualche differenza a livello nazionale siamo ugualmente carenti.

In questo la raccolta differenziata è punto fondante di una strategia basata sul miglioramento delle condizioni ambientali e sociali delle nostre comunità. La raccolta differenziata, infatti, risponde a due problemi legati all’aumento esponenziale della produzione di rifiuti: il consumo di materia prima (diminuito appunto grazie al riciclo) e la riduzione delle quantità destinate alle discariche e agli inceneritori. Inoltre, dalla gestione integrata dei rifiuti può venire anche un contributo importante alla lotta ai cambiamenti climatici e all’inquinamento dell’aria. Secondo stime di Legambiente, chi oggi ricicla la metà dei propri rifiuti riduce la CO2 e i gas climalteranti emessi in atmosfera di una quantità tra i 150 e i 200 chili all’anno.

Per quanto concerne i benefici di natura economica, va chiarito in primo luogo che avendo raggiunto percentuali di differenziata elevate e previste dalla normativa, si è già abbattuto il costo dell’ecotassa regionale, consentendo un risparmio relativo alla tassa sui rifiuti. Ovviamente, tutto ciò, però, non può prescindere da un dato rilevante e fondamentale: effettuare la raccolta differenziata è un obbligo di legge che permette alle comunità di differenziare i rifiuti non portandoli nelle discariche. Questo vuol dire tutelare sia l’ambiente che il futuro dei nostri figli.

Risulta, insomma, evidente che se da un lato un singolo comune può attrezzarsi per incrementare le percentuali della raccolta differenziata seguendo le normative vigenti previste, dall’altro lato solo una redistribuzione di compiti e responsabilità può portare all’avvio di un ciclo integrale dei rifiuti con l’obiettivo di giungere a “rifiuti zero”. Inoltre, stante la perdurante crisi economica, il cittadino ha anche bisogno di vantaggi concreti legati al rifiuto visto come risorsa economica e non solo come necessità di salvaguardia dell’ambiente. La mia città ha, infatti, dimostrato di essere all’altezza della sfida lanciata con l’avvio del sistema porta a porta. Passare da un giorno all’altro, seppur dopo una campagna capillare di informazione e comunicazione, dai contenitori stradali al porta a porta non è stato facile. Ma ha evidenziato il fatto che i cittadini, in molte occasioni ed in sfide apparentemente complicate, sono molto più pronti di chi amministra il bene pubblico. Amministratori e dirigenti delle pubbliche amministrazioni devono avere più coraggio. Sulla questione rifiuti ed in generale sulle tematiche ambientali non è più il tempo delle enunciazioni di massima ma di strategie concrete da attuare nei territori premiando i virtuosi e punendo chi sbaglia. Altrimenti si rischia che il buon esempio risulti isolato in un sistema dove sbagliare e cullarsi sullo scaricare responsabilità altrui diviene la prassi”.

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