Il Drago Invisibile, la fantasia ci salverà

L’ultimo film Disney con i formidabili Redford e Howard

Dedichiamo un’attenzione particolare all’ultima produzione Disney nelle sale. Gli allievi di papà Walt, infatti non sbagliano un colpo e Disney dà il meglio anche  quando rilegge se stessa. Pete’s dragon ovvero Il drago invisibile  è un remake di Elliott , Il drago invisibile, un film del 1977 realizzato con tecnica mista cartoon e umani e il primo a utilizzare il dolby stereo. In realtà il nuovo film diretto da David Lowery prende le distanze da quello del ‘77 non solo per tecnica di realizzazione ma anche per sviluppo del racconto. Per fare qualche esempio, il drago del reboot è stato realizzato in Computer Generated Imagery e i toni scanzonati della vecchia versione sono stati sostituiti da quelli più drammatici della nuova produzione.

Resta Pete, il bambino orfano anche se qui ne conosciamo le origini che erano celate nel primo film. E restano anche la figura femminile complice del ragazzino e il fool, l’unico ad aver visto il drago. Altre assonanze badiamo bene dal non spoilerarvele.

Al di là dell’evidente link con il precedente film a marchio Disney, Il drago invisibile fa eco a due altre famose pellicole. I riferimenti non saranno sfuggiti ai più. Il piccolo Pete infatti, cresciuto lontano di suoi simili, nella foresta è una specie di piccolo Tarzan o Mowgli, mentre il drago Elliott, più che un drago, ricorda palesemente l’indimenticabile fortunadrago Falkor de La Storia Infinita, amico di avventure del piccolo Bastian Balthazar Bux. Film di successo tratto dall’omonimo romanzo di Michael Ende che lo scorso 1 settembre ha festeggiato i 37 anni dalla sua prima pubblicazione nel 1979

I link con il famosissimo film del 1984, firmato Wolfgang Petersen, non finiscono qui. Entrambi i protagonisti infatti sono orfani e troveranno rifugio tra le pagine di un libro e si identificheranno con i loro protagonisti per ritrovare metaforicamente la strada di casa dopo essersi perduti.

Gli spunti di riflessione si sprecano. Dal mito del buon selvaggio, dove è la natura che educa i sensi e l’esperienza ne condiziona i comportamenti, al più evidente, quello del racconto del passaggio dall’infanzia all’adolescenza, del distacco dagli affetti, della rielaborazione dell’abbandono, il percorso di crescita è impervio e lascia sempre qualche cicatrice. Pete attraverserà tutto questo incontrando sul tragitto i suoi compagni di viaggio, dal verde Elliott, alla piccola Natalie, oltre  bizzarro Mr. Meacham e alla sua amorevole figlia  Grace.

Il drago invisibile è un film di formazione sui passaggi inevitabili e talvolta dolorosi della vita che affida però allo spettatore un monito: diventare grande senza invecchiare si può, basta non dimenticare il potere della fantasia. In questo i draghi, i libri e i nonni possono esser d’aiuto. Non sarà un caso infatti se solo il piccolo Pete e l’anziano padre di Grace (un formidabile Robert Redford) saranno i primi a credere e a vedere il drago.

Ancora un volta il team Disney conferma un talento ineguagliabile nella capacità di trasferire emozioni e sentimenti umani in pupazzi completamente digitali, dando corpo e anima ad un film in live action che sembra essere l’intuibile evoluzione tecnologica della tecnica mista di quasi 40 anni fa.

Ciliegina sulla torta, la performance indiscutibile di Robert Redford e quella emozionante di Bryce Dallas Howard.

La Howard, degna figlia del nome che porta, parla con gli occhi traducendo per il pubblico in sguardi, sorrisi e lacrime i punti salienti e i più commoventi del racconto. Pubblico che davanti a questo non può rimanere impassibile. A conferma del fatto che le emozioni sono tutt’altro che invisibili specie se camminano sul filo del pentagramma della musica di Daniel Hart e sulle note acrobatiche del violino di Lindsey Stirling che accompagnano voce e pianoforte dell’indie pop americano di Andrew McMahon in the Wilderness.