Anomalisa: tanti pupazzi per il film più umano

La perla del genio Kaufman

Anomalisa, nomen omen. L’ultimo (capo)lavoro di Charlie Kaufman infatti è un’anomalia nel panorama cinematografico. Un unicum. Imparagonabile e non solo nel senso di meraviglioso, ma anche di eccezionale perché non lo si può confrontare con nessuna altra opera, in quanto non ce ne sono di simili.

Dopo Synecdoche, New York, Kaufman, genio della scenografia, ritorna nel 2012 con un progetto interamente realizzato in stop motion e finanziato online dalla piattaforma di crowdfunding Kickstarter.I progetti di Kaufman sono infatti troppo anticonvenzionali per far sì che gli si aprano le porte delle megaproduzioni hollywoodiane, soprattutto dopo il flop distributivo di Synecdoche, nonostante si sia trattato di un film prezioso, acrobatico e complesso, con un soggetto originale sul significato delle maschere, dei ruoli e degli sdoppiamenti esponenziali della vita in scena e delle scene della vita. Tutto affidato ad un cast fenomenale in cui il protagonista è il compianto Philip Seymour Hoffman, al suo ultimo film, più suo di quanto si possa immaginare, se visto col senno di poi.

Insomma, dati i precedenti, è evidente che la difficile relazione tra Kaufman e i produttori è a doppio senso: i produttori non amano Kaufman e Kaufman non ama i produttori. Questo non gli ha precluso la possibilità di produrre e realizzare un gioiellino come Anomalisa che è approdato con successo sui lidi veneziani della Biennale di Cinema e ha continuato a navigare silenziosamente sino a noi.

L’originalità di Kaufman risiede nel fatto che le sue scelte tecniche sono sempre artistiche e viceversa e al tempo stesso semantiche. In questo caso specifico, Kaufman affida ai pupazzi la rappresentazione della più grande umanità (cunnilingus compreso), delle passioni, dei limiti, dei rimpianti. Un paradosso non a caso definito «il film più umano».

Michael Stone è di origini inglesi, vive a Los Angeles da anni, è un oratore motivazionale che si reca ad un convegno a Cincinnati per presentare il suo libro Help me to help you. Ci si rende conto sin da subito che chi ha bisogno di aiuto è proprio lui, Stone. Sopraffatto dalla solitudine e perseguitato da un appiattimento della propria vita e dei propri affetti che lo fanno sentire in trappola, Michael tenterà di fuggire da questa condizione cercando di ripristinare il contatto con una vecchia fiamma che, però, si estinguerà prima che faccia sera. Fortunatamente nei paraggi incontrerà Lisa, la sua anomali(s)a la cui voce e presenza riaccenderanno in lui la passione e la voglia di amare e di vivere. Ma sarà per sempre questa volta? Il per sempre non esiste, tutto accade qui e ora. La vita è adesso, canterebbe qualcuno. Allora le domande di Michael sono le domande che tutti si pongono ma che nessuno osa chiedere: cosa significa essere vivi? Cosa vuol dire essere umani? quando e come si perde l’amore? Chi siamo? Cosa siamo per gli altri e cosa sono gli altri per noi? e soprattutto, chi saprebbe rispondere davvero a queste domande?

Il viaggio di lavoro di Stone è chiaramente una fuga dal livellamento e dalla noia della sua vita che però restano sempre in agguato, pronti a subentrare appena si spengono i primi sfavillii di novità e di passione. Allora, come si fa ad evitare il soffocante reiterarsi di tutto questo? Bisogna imparare a trovare in ognuno qualcosa di unico e irripetibile, per ognuno c’è un amore. Con le anomalie bisogna sintonizzarsi e tenerle vive, anche quando si cambia per amore, fugando così il rischio di finire per somigliarsi tutti quanti. L’amore idealizzato e non vissuto non è la soluzione, perché basta un attimo perché entri in rotta di collisione con il subentrare della quotidianità e a quel punto anche la voce più soave inizierebbe ad equipararsi all’eco uguale, noiosa, ripetitiva e nauseante di tutte quelle voci che ci risuonano in testa (qui la scelta tecnica diventa artistica: le voci dei doppiatori, per tutto il film, sono solo tre: David Thewlis per Michael, Jennifer Jason Leigh per Lisa e Tom Noonan per tutti gli altri personaggi).

Anomalisa è il racconto di questa impresa umana. Un gioco teatrale sulle identità (e qui c’è un po’ diSynecdoche), sulla necessità di coltivare le storture, di prendersi cura delle cicatrici (come quella di Lisa), di amare i difetti e di accettare le differenze, perché sono quelle a renderci unici, irripetibili e perciò insostituibili e indispensabili.

Anomalisa è una vera perla. Kaufman è un genio.